25Feb

Dieta low carb: cos’è, quando è utile e quando può diventare controproducente

La dieta low carb è un approccio nutrizionale che prevede una riduzione dell’apporto di carboidrati rispetto a un’alimentazione tradizionale, con una conseguente riorganizzazione dei macronutrienti. Non si tratta di eliminare completamente i carboidrati, ma di diminuirne la quantità e selezionarne con attenzione la qualità, adattandoli alle esigenze metaboliche della persona.

Questo tipo di alimentazione può essere particolarmente utile in diverse condizioni cliniche. In presenza di insulino-resistenza, alterazioni della glicemia o difficoltà nel controllo dei picchi glicemici, ridurre i carboidrati aiuta a migliorare la risposta insulinica e a stabilizzare i livelli di zucchero nel sangue. Molte persone riferiscono una maggiore energia durante la giornata, una riduzione degli sbalzi di fame e una migliore gestione dell’appetito.

La dieta low carb è spesso efficace anche nel supportare il dimagrimento, soprattutto quando il peso in eccesso è associato a problematiche metaboliche. La riduzione dei carboidrati, associata a un adeguato apporto proteico e a grassi di buona qualità, favorisce una maggiore sazietà e aiuta a contenere la fame tra un pasto e l’altro. Le proteine, se inserite in modo corretto e non eccessivo, contribuiscono al mantenimento della massa muscolare e rendono l’alimentazione più appagante, senza creare carenze.

Un altro aspetto positivo della low carb è la maggiore consapevolezza nella scelta degli alimenti. Questo approccio porta spesso a ridurre il consumo di prodotti ultra-processati e zuccheri semplici, privilegiando cibi più naturali e nutrienti. Per molte persone, questo cambiamento rappresenta già di per sé un miglioramento significativo dello stile alimentare.

È importante però chiarire che non esiste un unico modello di dieta low carb. La quantità di carboidrati può variare molto da persona a persona, così come la loro distribuzione nella giornata. Età, livello di attività fisica, composizione corporea, stato ormonale e obiettivi di salute sono tutti fattori che influenzano la risposta a questo tipo di alimentazione. Proprio per questo motivo, la low carb funziona meglio quando è costruita su misura e non applicata in modo rigido o standardizzato.

Gli aspetti critici emergono soprattutto quando la dieta low carb viene seguita senza una reale indicazione o in modo eccessivamente restrittivo. In alcune persone, una riduzione troppo marcata dei carboidrati può portare a voglie intense di dolci, cali di energia, irritabilità o difficoltà di concentrazione. Questi segnali indicano che l’organismo non sta ricevendo un apporto adeguato o che l’approccio non è adatto a quel momento specifico della vita.

Un altro rischio è trasformare la low carb in una dieta rigida, basata su regole inflessibili e sulla paura di alcuni alimenti. Quando i carboidrati vengono demonizzati, il rapporto con il cibo può diventare più teso e difficile da mantenere nel lungo periodo. In questi casi, più che aiutare, la dieta rischia di creare frustrazione e perdita di fiducia nei propri segnali corporei.

La dieta low carb, quindi, non è né una soluzione miracolosa né un approccio da evitare a priori. È uno strumento nutrizionale efficace in molte situazioni, soprattutto quando esistono problematiche metaboliche, ma richiede una valutazione attenta e una gestione consapevole. Il suo valore non sta nella riduzione dei carboidrati in sé, ma nella capacità di adattarsi alla persona, ai suoi bisogni e ai suoi obiettivi di salute.

05Feb

Fame nervosa: quando il cibo diventa una risposta emotiva

La fame nervosa è una delle difficoltà più comuni nel rapporto con il cibo e spesso viene vissuta con senso di colpa e frustrazione. A differenza della fame fisiologica, che nasce da un reale bisogno energetico dell’organismo, la fame nervosa è legata alle emozioni, allo stress, alla stanchezza o alla noia. In questi momenti il cibo diventa un mezzo rapido per trovare sollievo, distrarsi o calmarsi.

Dal punto di vista biologico, la fame nervosa è strettamente connessa al sistema nervoso e agli ormoni dello stress. Situazioni di tensione prolungata aumentano i livelli di cortisolo, un ormone che può stimolare l’appetito e la ricerca di cibi gratificanti, spesso ricchi di zuccheri e grassi. Questo meccanismo non è una mancanza di forza di volontà, ma una risposta fisiologica del corpo a uno stato di stress.

Anche un’alimentazione disordinata può favorire la comparsa della fame nervosa. Saltare i pasti, seguire diete troppo rigide o restrittive, o affidarsi a schemi alimentari improvvisati può alterare la regolazione della fame e della sazietà, rendendo più difficile distinguere tra bisogno fisico ed emotivo. In questi casi, il corpo reagisce cercando energia rapida, aumentando il desiderio di cibi dolci o altamente palatabili.

È importante però ricordare che la fame nervosa è prima di tutto un fenomeno legato alla sfera emotiva e psicologica. Spesso rappresenta solo la punta dell’iceberg di dinamiche più profonde, che possono avere origini molto diverse: stress lavorativo, difficoltà relazionali, problemi familiari, periodi di cambiamento o vissuti emotivi irrisolti. Le cause possono essere leggere e transitorie oppure più complesse e radicate.

Per questo motivo, nei percorsi di fame nervosa, la figura dello psicologo riveste un ruolo fondamentale, spesso ancora più centrale rispetto a quella del nutrizionista. Il lavoro psicologico permette di acquisire consapevolezza dei meccanismi emotivi che portano a mangiare in modo incontrollato, aiutando la persona a riconoscere i propri trigger e a sviluppare strategie alternative al cibo. Nutrizione e supporto psicologico, quando integrati, rappresentano un approccio completo e rispettoso della complessità della persona.

Affrontare la fame nervosa richiede tempo, ascolto e un approccio gentile, che tenga conto non solo di cosa si mangia, ma anche di ciò che si vive. L’obiettivo è comprendere i bisogni che si nascondono dietro la fame emotiva ed imparare a rispondervi in modo più consapevole.

31Gen

Celiachia e sensibilità al glutine: facciamo chiarezza

Negli ultimi anni sempre più persone eliminano il glutine dalla propria alimentazione, spesso senza una diagnosi precisa. C’è chi lo fa perché “si sente meglio”, chi per problemi intestinali, chi per gonfiore o stanchezza persistente. Ma è fondamentale chiarire che celiachia e sensibilità al glutine non sono la stessa cosa, e confonderle può portare a scelte alimentari non corrette.

La celiachia è una malattia autoimmune vera e propria. In chi ne soffre, l’ingestione di glutine scatena una risposta immunitaria che danneggia la mucosa dell’intestino tenue, compromettendo l’assorbimento dei nutrienti. Non si tratta solo di disturbi intestinali come diarrea o gonfiore, ma possono comparire anche anemia, stanchezza cronica, perdita di peso, osteopenia, problemi cutanei o ormonali. La diagnosi di celiachia si basa su esami del sangue specifici e, se necessario, su biopsia intestinale. In questi casi l’unica terapia possibile è l’eliminazione totale e permanente del glutine, senza eccezioni.

Diversa è la sensibilità al glutine non celiaca. In questo caso non c’è una risposta autoimmune né un danno strutturale all’intestino, ma l’assunzione di glutine può comunque provocare sintomi come gonfiore addominale, dolore intestinale, meteorismo, cefalea, stanchezza, difficoltà di concentrazione o dolori articolari. I test per la celiachia risultano negativi e non sono presenti marker infiammatori tipici della malattia celiaca. La sensibilità al glutine è quindi una condizione funzionale, non autoimmune, e può variare molto da persona a persona.

Un aspetto importante da sottolineare è che non sempre il glutine è l’unico responsabile dei sintomi. Spesso chi riferisce benefici eliminandolo, in realtà riduce anche il consumo di prodotti ultra-processati, zuccheri e farine raffinate, migliorando così l’equilibrio intestinale e metabolico nel suo complesso. Inoltre, molti alimenti contenenti glutine sono anche ricchi di FODMAP, zuccheri fermentabili che possono aumentare gonfiore e disturbi intestinali.

Per questo motivo, eliminare il glutine “a prescindere” o per moda non è sempre la scelta migliore. Una dieta senza glutine, se non ben strutturata, può diventare sbilanciata, povera di fibre e micronutrienti, o eccessivamente ricca di prodotti industriali gluten free, che non sono necessariamente più salutari. La differenza tra celiachia e sensibilità al glutine è quindi fondamentale anche dal punto di vista nutrizionale. Nel primo caso l’eliminazione del glutine è obbligatoria e definitiva; nel secondo può essere valutata, modulata e personalizzata, anche in base ai sintomi, al quadro clinico generale e alla risposta individuale.

Capire se e quando togliere il glutine dalla propria alimentazione non dovrebbe mai essere una decisione improvvisata, ma il risultato di un percorso consapevole, che tenga conto della salute intestinale, metabolica e del benessere generale della persona.

10Gen

Alimentazione dopo le feste: come ritrovare equilibrio senza diete drastiche

Dopo le feste molte persone avvertono gonfiore, pesantezza, stanchezza o una sensazione di aver perso il controllo sull’alimentazione. A questi segnali fisici si accompagna spesso un vissuto emotivo fatto di senso di colpa e urgenza di “rimediare” in fretta. È proprio in questo momento che si cercano soluzioni rapide, spesso poco ragionate.

Una delle reazioni più comuni è iniziare diete drastiche: saltare i pasti, ridurre fortemente le quantità, affidarsi a schemi trovati sul web, a diete seguite da amici o a programmi basati su bibitoni e sostituti del pasto. Questi approcci possono sembrare rassicuranti perché semplici e immediati, ma nella maggior parte dei casi non rispettano i reali bisogni del corpo.

Saltare i pasti, in particolare, è una delle strategie più controproducenti. Privare l’organismo di un apporto regolare di energia altera i segnali di fame e sazietà, aumenta il rischio di abbuffate nei pasti successivi e può peggiorare il rapporto con il cibo. Allo stesso modo, seguire diete “prestate” o standardizzate ignora completamente le differenze individuali: ciò che funziona per una persona può essere inefficace o dannoso per un’altra.

Ritrovare equilibrio dopo le feste non significa compensare, ma tornare alla regolarità. Mangiare con continuità, distribuire i pasti nella giornata e scegliere alimenti semplici e digeribili permette al corpo di ristabilire gradualmente i suoi meccanismi fisiologici. Spesso il gonfiore tipico di gennaio non è legato a un reale aumento di massa grassa, ma a ritenzione idrica, rallentamento intestinale o a un temporaneo cambiamento nella digestione. In questi casi, mangiare troppo poco o “disintossicarsi” con soluzioni drastiche non fa che peggiorare la situazione.

Un altro tema ricorrente riguarda l’eliminazione di interi gruppi alimentari, in particolare dei carboidrati. È importante fare una distinzione chiara. Eliminare completamente carboidrati o zuccheri senza un motivo preciso e senza una guida adeguata non è una strategia sostenibile né consigliabile. Tuttavia, esistono contesti clinici specifici in cui una riduzione o eliminazione temporanea dei carboidrati può avere senso, come nel caso della dieta chetogenica.

In questi casi, però, si tratta di un intervento mirato, limitato nel tempo e strutturato, che risponde a obiettivi ben definiti e che richiede una valutazione accurata della persona. Non è un “fai da te”, né una soluzione universale da applicare dopo le feste. Proprio perché potente, questo tipo di approccio va gestito con attenzione, monitorando le risposte dell’organismo e adattando il percorso alle esigenze individuali. Anche il peso corporeo merita una riflessione. Dopo periodi di alimentazione diversa dal solito è normale osservare delle oscillazioni, ma concentrarsi in modo ossessivo sulla bilancia rischia di aumentare ansia e frustrazione. Il corpo ha tempi fisiologici per ritrovare il suo equilibrio, e forzarlo con restrizioni rapide spesso porta a cicli ripetuti di controllo e perdita di fiducia nei propri segnali interni.

Tornare a mangiare in modo equilibrato significa includere tutti i nutrienti necessari, nelle giuste proporzioni e con una frequenza adeguata. Non esistono alimenti “da bandire perché è gennaio”, ma scelte da contestualizzare e adattare. Anche il modo in cui si mangia è fondamentale: rallentare, ascoltare la fame reale e riconoscere la sazietà aiuta più di qualsiasi schema rigido.

Gennaio può diventare un momento prezioso per rimettere al centro un rapporto più consapevole e sereno con il cibo. Non si tratta di punirsi per ciò che è stato, ma di costruire una base solida e sostenibile per il resto dell’anno, evitando soluzioni estreme e affidandosi a strategie che rispettino davvero il funzionamento del corpo.

27Apr

Le Diete Chetogeniche

Negli ultimi tempi si sente parlare spesso di “dieta chetogenica”, in pochi sanno effettivamente di cosa si tratta, in molti hanno informazioni sbagliate. Facciamo chiarezza:

Cosa NON è: seguire una dieta chetogenica NON vuol dire eliminare completamente i carboidrati dall’alimentazione, di testa propria

Cos’è? E’ un approccio alimentare innovativo che prevede l’introduzione di pochissimi carboidrati, molti grassi e una giusta quota di proteine; ovviamente le quantità precise di questi nutrienti variano a seconda della composizione corporea del paziente

Come funziona? Il nostro corpo è una macchina e per funzionare ha bisogno di benzina, energia. Ottiene energia dai nutrienti, in questo ordine: per primi usa sempre i carboidrati, quando questi sono esauriti utilizza i grassi, quando questi sono finiti utilizza le proteine. Una dieta mediterranea o, peggio, una dieta squilibrata prevede l’introduzione nel corpo di una moderata/alta quantità di carboidrati. Nelle diete chetogeniche, invece, la quantità di carboidrati permessa è molto bassa in modo che il corpo inizi ad utilizzare le scorte di grasso del corpo per produrre l’energia di cui ha bisogno

I pro:
 con questo “nuovo” meccanismo metabolico, il corpo produce più energia rispetto all’energia prodotta a partire dai carboidrati; ci si sente più energici e più attivi cerebralmente (maggiore attenzione e concentranzione)
 vengono prodotte molecole chiamate corpi chetonici che influenzano positivamente le infiammazioni, le risposte immunitarie ed i livelli di insulina; inoltre i corpi chetonici stimolano la produzione di sostanze utili al buon umore (serotonina, noradrenalina, dopamina) ed inibiscono le sostanze responsabili del senso di fame (grelina): si, avete capito bene, NON SI HA FAME, se non per massimo i primi 3 giorni (48/72 ore), tempo necessario all’organismo per terminare le riserve di zuccheri ed entrare in chetosi (iniziare a produrre corpi chetonici)
 queste diete prevedono l’uso di alimenti come uova, formaggi, frutta secca, salumi, salsicce, notoriamente eliminati o ridotti in altri regimi dietetici

I contro:
 le diete chetogeniche non sono “stili di vita” come la dieta mediterranea, sono dei protocolli terapeutici e vanno seguiti ALLA LETTERA: ciò vuol dire che non sono previsti “gli sgarri”, “assaggini extra”, “la pizza del sabato sera”, “l’aperitivo”
 durante il trattamento, è necessario auto-controllare periodicamente lo stato di chetosi attraverso i ketur stick che misurano i chetoni presenti nell’urina

L’ingestione di carboidrati non indicati nel piano alimentare, anche una minima quantità, causa l’uscita dalla chetosi…e bisogna riniziare da capo!

 i menù chetogenici prevedono alimenti che potrebbero essere inusuali, che non fanno parte della nostra spesa abituale (ad esempio avocado, farina di mandorle ecc…): bisogna essere predisposti ad assaggiare nuovi cibi! Don’t worry, vi fornirò alcune facili e sfiziose ricette!
 è obbligatorio l’uso degli integratori che verranno consigliati (vitamine, minerali, probiotici) per mantenere il giusto equilibrio ed evitare effetti collaterali

Precisazioni: produrre corpi chetonici con un regime alimentare chetogenico vuol dire entrare in uno stato di chetosi FISIOLOGICA, da NON CONFONDERE con la chetosi diabetica che è PATOLOGICA ed è attivata da meccanismi totalmente diversi

In quali situazioni sono indicate le diete chetogeniche:
 obesità e sovrappeso, rapida perdita di peso che incoraggia il paziente e mancanza di senso di fame
 interventi chirurgici programmati che necessitano di una riduzione di peso entro un certo periodo
 varie patologie come epilessia, emicrania, sclerosi multipla, ovaio policistico, diabete mellito di tipo 2, psoriasi, steatosi epatica, tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide ecc…

N.B.: Le diete chetogeniche possono ridurre i sintomi e rallentare il progredire della malattia, in associazione ai farmaci (quando necessari e prescritti dal medico); purtroppo non eliminano la patologia (vale per qualsiasi regime alimentare).

Sono diete adatte a tutti? Assolutamente NO. Sono sconsigliate in presenza di determinate patologie, in concomitanza con l’assunzione di alcuni farmaci. Per questi motivi, sono richieste specifiche analisi del sangue da portare al colloquio nutrizionale. In base agli esiti dei valori ematici, alle informazioni emerse durante il colloquio e al grado di motivazione del paziente, potrò decidere se il paziente è un candidato adatto

Per quanto tempo? Dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere; solitamente 3-6 settimane. Se necessario, è possibile fare più cicli di dieta chetogenica, intervallati da una dieta simile ad una dieta mediterranea ma come meno carboidrati e a basso indice glicemico

Cosa succede quando si termina la dieta chetogenica? Le opzioni sono due:
 tornare alle SBAGLIATE abitudini alimentari precedenti e riprendere tutti i kg persi
 seguire le mie indicazioni e reintrodurre GRADUALMENTE i carboidrati con l’obiettivo di tornare ad una dieta mediterranea sana ed equilibrata; al fine di mantenere nel tempo il peso corporeo raggiunto, sarà consigliato un corso di Educazione Alimentare, tenuto da me, per acquisire concetti e regole che vi permetteranno di fare scelte alimentari più consapevoli, per voi e per la vostra famiglia!

11Dic

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✅  dieta non vuol dire dimagrire solo per FINI ESTETICI; anche PATOLOGIE EDISTURBI richiedono diete appropriate e mirate per migliorare e non progredire
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20Apr

L’alimentazione a sostegno del sistema immunitario

 

Le funzioni principali del sistema immunitario sono proteggere l’organismo da infezioni ad opera di virus e batteri, riparare i danni ai tessuti, sorvegliare contro lo sviluppo di cellule tumorali.

Per funzionare adeguatamente necessita di determinate vitamine e minerali, in particolare:

VITAMINA D, è nota per i suoi effetti sulla salute dell’osso in quanto fissa il calcio nelle ossa; in realtà molti studi hanno dimostrato anche un suo ruolo nella regolazione del sistema immunitario. Gli alimenti contenenti vitamina D sono olio di fegato di merluzzo, pesci grassi

06Gen

COME DEPURARSI DOPO LE FESTE

COME DEPURARSI DOPO LE FESTE

Ammettiamolo, non ci siamo fatti mancare proprio nulla in questi giorni! Anche se i giorni di festa vera e propria sono stati soltanto 4 o 5, se ci pensiamo bene abbiamo festeggiato 15-20 giorni con lasagne, panettoni, torroni, ricette molto condite, bibite alcoliche e zuccherate.

E’ arrivato il momento di prendere in mano la situazione, con 5 semplici consigli:

  1. Depuriamoci e Disintossichiamoci: per depurare davvero un corpo sono necessari mesi di dieta equilibrata, però possiamo iniziare a drenare i liquidi e perdere le tossine accumulate bevendo almeno 2 litri di acqua naturale al giorno e/o gustando tisane a base di cardo mariano, tarassaco, betulla, equiseto, finocchio, rigorosamente senza zucchero; è utile e buona abitudine consumare 5 porzioni al giorno tra frutta e verdura solo di stagione; in fase di depurazione evitiamo gli alcolici.
  2. Variamo gli alimenti: consumiamo almeno 3 porzioni a settimana di pesce per garantirci il giusto apporto di omega 3 che hanno azione antinfiammatoria; preferiamo i tagli magri di carne; incrementiamo l’introito di proteine anche attraverso i legumi (lenticchie, ceci, fagioli, soia, fave).
  3. Usiamo Condimenti leggeri: evitiamo salse; l’olio extravergine d’oliva è sempre il condimento migliore; riduciamo il sale da cucina, per insaporire sfruttiamo le spezie.
  4. Adottiamo Regole Comportamentali a tavola: ridimensioniamo le porzioni; evitiamo distrazioni a tavola come smartphone o tv; mastichiamo lentamente per dare modo ai centri della sazietà (situati nel cervello) di attivarsi e di ridurre il bisogno di introdurre cibo
  5. NO a Digiuni o Diete/rimedi “miracolosi e fai da te”: il digiuno può innescare processi di risparmio energetico, la pensa in questo modo “tizio non mi fornisce nutrienti, allora io inizio a non bruciare più nulla, in previsione che tizio non mi fornisca più nutrienti”; in altre parole il digiuno può portare ad un rallentamento del metabolismo. Diffidate da prodotti dimagranti miracolosi pillole dimagranti e bibitoni, purtroppo non esistono pozioni magiche! Il dimagrimento e il benessere vanno guadagnati con impegno e con consapevolezza dei propri errori alimentari.

Se volete perdere peso e/o imparare a mangiare e/o migliorare il vostro rapporto con il cibo, affidatevi sempre ad un professionista della nutrizione. Per informazioni e appuntamenti potete contattarmi al numero 320/3271754 e visitare il sito www.nutricenter.it.

Buona depurazione e rimessa in forma!

01Ago

CONSIGLI ALIMENTARI PER IL GRAN CALDO

CONSIGLI ALIMENTARI PER IL GRAN CALDO

Se ne sente parlare ai telegiornali, lo consigliano le nonne, tutti lo sanno: la prima regola fondamentale, durante l’estate (ma non solo), è bere molto e spesso. Questo perché la temperatura ottimale interna del corpo è circa 37° e con il gran caldo l’organismo aumenta la sudorazione proprio per espellere il calore in eccesso e mantenere la temperatura corporea. Ma sudare vuol dire perdere liquidi e l’acqua è indispensabile al corpo per vivere, basti pensare che circa il 70% del corpo è fatto di acqua!

Perciò in estate bisogna reintegrare i liquidi bevendo, non solo quando abbiamo lo stimolo della sete ma durante tutto l’arco della giornata: quando si avverte il bisogno di bere l’organismo è già leggermente disidratato! Ciò vale soprattutto per bambini e anziani, che avvertono meno lo stimolo della sete. Proprio per questo, in estate gli anziani sono soggetti a malori dovuti a disidratazione e carenza di minerali, soprattutto se assumono farmaci diuretici (che favoriscono l’eliminazione di liquidi tramite l’urina).

E’ consigliato assumere almeno 2-3 litri di acqua al giorno, sia bevendo, sia tramite cibi idratanti; l’acqua preferibilmente minerale, in quanto, oltre ad idratare, è un integratore naturale di minerali quali calcio, magnesio e potassio. E’ utile idratarsi a piccole dosi almeno ogni 30 – 60 minuti soprattutto in spiaggia o all’aria aperta.

Attenzione alle bibite ghiacciate! L’improvviso raffreddamento del corpo riduce l’afflusso di sangue verso l’apparato digerente che, di conseguenza, lavora meno e possono insorgere fenomeni congestizi. I sintomi sono crampi allo stomaco, sudorazione fredda, pallore improvviso.

Per dissetarci, spesso scegliamo bibite zuccherate, al posto della semplice acqua. Sono prodotti ricchissime di zuccheri e quindi calorie, conservanti, coloranti, aromi; la loro composizione le rende molto poco salutari e, tra l’altro, il loro effetto dissetante e rinfrescante dura ben poco.
Alternative più salutari e dissetanti sono gli infusi alla menta e i succhi di frutti. Attenzione! Per succhi di frutta non intendo quelli confezionati industriali (anch’essi ricchi di zuccheri e sostanze chimiche) ma i veri succhi di frutta, quelli fatti in casa con estrattore o spremi-agrumi.

Durante le ore più calde, subito dopo un pasto abbondante vanno evitati gli alcolici e i superalcolici, perché aumentano ulteriormente la temperatura corporea, fanno aumentare la sudorazione e quindi la disidratazione.

In estate, non devono mancare frutta e verdure fresche di stagione, ricche di vitamine (A, B, C, E) e sali minerali (potassio, sodio, magnesio, calcio): è bene consumarne ogni giorno 2-3 porzioni di frutta e 2-3 di verdura. Molto rinfrescanti e dissetanti sono, ad esempio, la zucchina, il cetriolo, la pesca, l’anguria e il melone.
La frutta fresca è un’ottima idea per gli spuntini e per la colazione, consumata a pezzi o come spremute, frullati, estratti o macedonie senza zucchero aggiunto. A pranzo e a cena libera fantasia per le insalate miste.

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