Negli ultimi anni sempre più persone eliminano il glutine dalla propria alimentazione, spesso senza una diagnosi precisa. C’è chi lo fa perché “si sente meglio”, chi per problemi intestinali, chi per gonfiore o stanchezza persistente. Ma è fondamentale chiarire che celiachia e sensibilità al glutine non sono la stessa cosa, e confonderle può portare a scelte alimentari non corrette.
La celiachia è una malattia autoimmune vera e propria. In chi ne soffre, l’ingestione di glutine scatena una risposta immunitaria che danneggia la mucosa dell’intestino tenue, compromettendo l’assorbimento dei nutrienti. Non si tratta solo di disturbi intestinali come diarrea o gonfiore, ma possono comparire anche anemia, stanchezza cronica, perdita di peso, osteopenia, problemi cutanei o ormonali. La diagnosi di celiachia si basa su esami del sangue specifici e, se necessario, su biopsia intestinale. In questi casi l’unica terapia possibile è l’eliminazione totale e permanente del glutine, senza eccezioni.
Diversa è la sensibilità al glutine non celiaca. In questo caso non c’è una risposta autoimmune né un danno strutturale all’intestino, ma l’assunzione di glutine può comunque provocare sintomi come gonfiore addominale, dolore intestinale, meteorismo, cefalea, stanchezza, difficoltà di concentrazione o dolori articolari. I test per la celiachia risultano negativi e non sono presenti marker infiammatori tipici della malattia celiaca. La sensibilità al glutine è quindi una condizione funzionale, non autoimmune, e può variare molto da persona a persona.
Un aspetto importante da sottolineare è che non sempre il glutine è l’unico responsabile dei sintomi. Spesso chi riferisce benefici eliminandolo, in realtà riduce anche il consumo di prodotti ultra-processati, zuccheri e farine raffinate, migliorando così l’equilibrio intestinale e metabolico nel suo complesso. Inoltre, molti alimenti contenenti glutine sono anche ricchi di FODMAP, zuccheri fermentabili che possono aumentare gonfiore e disturbi intestinali.
Per questo motivo, eliminare il glutine “a prescindere” o per moda non è sempre la scelta migliore. Una dieta senza glutine, se non ben strutturata, può diventare sbilanciata, povera di fibre e micronutrienti, o eccessivamente ricca di prodotti industriali gluten free, che non sono necessariamente più salutari. La differenza tra celiachia e sensibilità al glutine è quindi fondamentale anche dal punto di vista nutrizionale. Nel primo caso l’eliminazione del glutine è obbligatoria e definitiva; nel secondo può essere valutata, modulata e personalizzata, anche in base ai sintomi, al quadro clinico generale e alla risposta individuale.
Capire se e quando togliere il glutine dalla propria alimentazione non dovrebbe mai essere una decisione improvvisata, ma il risultato di un percorso consapevole, che tenga conto della salute intestinale, metabolica e del benessere generale della persona.




