10Gen

Dopo le feste molte persone avvertono gonfiore, pesantezza, stanchezza o una sensazione di aver perso il controllo sull’alimentazione. A questi segnali fisici si accompagna spesso un vissuto emotivo fatto di senso di colpa e urgenza di “rimediare” in fretta. È proprio in questo momento che si cercano soluzioni rapide, spesso poco ragionate.

Una delle reazioni più comuni è iniziare diete drastiche: saltare i pasti, ridurre fortemente le quantità, affidarsi a schemi trovati sul web, a diete seguite da amici o a programmi basati su bibitoni e sostituti del pasto. Questi approcci possono sembrare rassicuranti perché semplici e immediati, ma nella maggior parte dei casi non rispettano i reali bisogni del corpo.

Saltare i pasti, in particolare, è una delle strategie più controproducenti. Privare l’organismo di un apporto regolare di energia altera i segnali di fame e sazietà, aumenta il rischio di abbuffate nei pasti successivi e può peggiorare il rapporto con il cibo. Allo stesso modo, seguire diete “prestate” o standardizzate ignora completamente le differenze individuali: ciò che funziona per una persona può essere inefficace o dannoso per un’altra.

Ritrovare equilibrio dopo le feste non significa compensare, ma tornare alla regolarità. Mangiare con continuità, distribuire i pasti nella giornata e scegliere alimenti semplici e digeribili permette al corpo di ristabilire gradualmente i suoi meccanismi fisiologici. Spesso il gonfiore tipico di gennaio non è legato a un reale aumento di massa grassa, ma a ritenzione idrica, rallentamento intestinale o a un temporaneo cambiamento nella digestione. In questi casi, mangiare troppo poco o “disintossicarsi” con soluzioni drastiche non fa che peggiorare la situazione.

Un altro tema ricorrente riguarda l’eliminazione di interi gruppi alimentari, in particolare dei carboidrati. È importante fare una distinzione chiara. Eliminare completamente carboidrati o zuccheri senza un motivo preciso e senza una guida adeguata non è una strategia sostenibile né consigliabile. Tuttavia, esistono contesti clinici specifici in cui una riduzione o eliminazione temporanea dei carboidrati può avere senso, come nel caso della dieta chetogenica.

In questi casi, però, si tratta di un intervento mirato, limitato nel tempo e strutturato, che risponde a obiettivi ben definiti e che richiede una valutazione accurata della persona. Non è un “fai da te”, né una soluzione universale da applicare dopo le feste. Proprio perché potente, questo tipo di approccio va gestito con attenzione, monitorando le risposte dell’organismo e adattando il percorso alle esigenze individuali. Anche il peso corporeo merita una riflessione. Dopo periodi di alimentazione diversa dal solito è normale osservare delle oscillazioni, ma concentrarsi in modo ossessivo sulla bilancia rischia di aumentare ansia e frustrazione. Il corpo ha tempi fisiologici per ritrovare il suo equilibrio, e forzarlo con restrizioni rapide spesso porta a cicli ripetuti di controllo e perdita di fiducia nei propri segnali interni.

Tornare a mangiare in modo equilibrato significa includere tutti i nutrienti necessari, nelle giuste proporzioni e con una frequenza adeguata. Non esistono alimenti “da bandire perché è gennaio”, ma scelte da contestualizzare e adattare. Anche il modo in cui si mangia è fondamentale: rallentare, ascoltare la fame reale e riconoscere la sazietà aiuta più di qualsiasi schema rigido.

Gennaio può diventare un momento prezioso per rimettere al centro un rapporto più consapevole e sereno con il cibo. Non si tratta di punirsi per ciò che è stato, ma di costruire una base solida e sostenibile per il resto dell’anno, evitando soluzioni estreme e affidandosi a strategie che rispettino davvero il funzionamento del corpo.

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